Un dirigente che firma un contratto, convalida una fattura o implementa un nuovo strumento digitale prende, ogni volta, una decisione giuridica. Non c’è bisogno di una controversia per rendersene conto: basta un controllo fiscale, una clausola statutaria mal redatta o un’assenza di formalità presso il registro per far sì che le conseguenze si materializzino. Le notizie giuridiche di questo inizio 2026 confermano questa realtà con diverse riforme che toccano direttamente la gestione quotidiana delle società.
IA in azienda e obbligo di consultazione del CSE
Autorizzate i vostri team a utilizzare uno strumento di intelligenza artificiale di uso comune, accompagnato da una carta interna. Questo gesto sembra insignificante. Tuttavia, può innescare un obbligo legale che molti dirigenti ignorano.
Secondo il Village de la Justice (settembre 2026), l’introduzione di uno strumento di IA richiede una consultazione preventiva del CSE, anche quando si tratta di un software già disponibile sul mercato. La qualificazione adottata dai giudici non distingue tra uno sviluppo su misura e l’autorizzazione di un servizio esistente. Non appena lo strumento modifica le condizioni di lavoro o i metodi di sorveglianza, il comitato sociale ed economico deve essere informato e consultato.
I decisori che seguono regolarmente la rubrica giuridica de Le Blog des Décideurs troveranno questo tipo di avviso normativo decifrato in un formato accessibile, il che consente di anticipare piuttosto che reagire dopo.
In parallelo, la questione della responsabilità penale dei dirigenti legata all’IA sta guadagnando forza. La questione non è più teorica: una mancanza di regolamentazione può impegnare personalmente il dirigente.

Fatturazione elettronica: cosa cambia concretamente nella fase di settembre 2026
Dal 1° settembre 2026, le grandi aziende e le PMI devono emettere le loro fatture tramite una piattaforma autorizzata. Questo calendario era noto, ma i suoi effetti pratici lo sono meno.
La fatturazione elettronica non si limita a inviare un PDF. Impone un formato strutturato, un circuito di convalida tracciabile e una trasmissione in tempo reale dei dati di transazione all’amministrazione fiscale. Per il dirigente, ciò significa rivedere tre processi interni:
- Il circuito di convalida delle fatture in uscita, che deve ora passare attraverso la piattaforma di dematerializzazione partner scelta dall’azienda.
- Il controllo interno sulle menzioni obbligatorie, poiché un rifiuto da parte della piattaforma blocca l’emissione e può ritardare l’incasso.
- La conformità fiscale continua, poiché l’amministrazione riceve i dati senza attendere la dichiarazione IVA.
Le PMI e le microimprese non sono ancora soggette all’obbligo di emissione, ma dovranno ricevere le fatture elettroniche. Anticipare la messa in conformità tecnica evita di subire il cambiamento all’ultimo momento.
Pacte Dutreil: un inasprimento che tocca la trasmissione d’azienda
Trasmettere la propria azienda ai propri figli o a un acquirente familiare con un vantaggio fiscale è il principio del pacte Dutreil. La legge di bilancio per il 2026 ha ristretto questo dispositivo.
L’esenzione parziale delle imposte sulle successioni non copre più alcuni beni non destinati all’attività operativa. Concretamente, se la società (o una delle sue filiali controllate) detiene beni patrimoniali senza un legame diretto con l’esercizio, questi beni sono esclusi dal beneficio dell’esenzione.
Perché questo punto merita la vostra attenzione? Perché molte holding familiari detengono immobili o investimenti finanziari all’interno di filiali. Prima del 2026, questi elementi potevano beneficiare dell’abbattimento Dutreil se la società era complessivamente qualificata come operativa. Non è più automatico.
Verificare la composizione patrimoniale di ogni entità
Un dirigente che prepara una trasmissione deve ora audire la natura degli attivi detenuti da ogni filiale. L’analisi non viene più effettuata solo a livello della holding madre. Ogni strato del gruppo familiare può contenere un elemento disqualificante.
Un pacte Dutreil firmato prima della riforma non è necessariamente messo in discussione, ma ogni operazione di trasmissione avviata dopo l’entrata in vigore della legge di bilancio 2026 deve integrare questo nuovo quadro di lettura.

Clausole statutarie di prelazione: il rischio di annullamento delle cessioni di titoli
Quando un socio vende le proprie quote senza rispettare il diritto di prelazione inscritto negli statuti, la sanzione classica era un’azione per danni. La tendenza giurisprudenziale recente inasprisce il tono.
Il mancato rispetto di una clausola di prelazione espone ora la cessione a un’annullamento puro e semplice. Per il dirigente, la conseguenza è diretta: un’operazione di capitale mal inquadrata può essere annullata mesi dopo la sua realizzazione, con effetti a catena sulla governance e sulla distribuzione del potere.
Mettere in sicurezza le cessioni di titoli in anticipo
Prima di ogni cessione, tre riflessi consentono di limitare il rischio:
- Rileggere gli statuti e il patto tra soci per identificare tutte le clausole di prelazione, di approvazione o di uscita congiunta applicabili.
- Notificare formalmente ogni socio beneficiario del diritto di prelazione, rispettando il formalismo previsto (lettera raccomandata, termine di risposta).
- Documentare il rifiuto o la rinuncia di ogni beneficiario prima di finalizzare la cessione, per disporre di una prova opponibile.
Questi passaggi sembrano elementari. Nella pratica, vengono regolarmente trascurati, soprattutto nelle strutture in cui i soci si conoscono bene e procedono in modo informale.
Il diritto delle società nel 2026 si caratterizza per un inasprimento delle esigenze su meccanismi antichi (Dutreil, prelazione) e l’emergere di nuove restrizioni legate al digitale (IA, fatturazione elettronica). Per un dirigente, il filo conduttore rimane lo stesso: ogni decisione operativa ha una dimensione giuridica, e trascurarla costa più che affrontarla in anticipo.



