Come emettere una fattura come VDI: passaggi essenziali da conoscere

Il venditore a domicilio indipendente non fattura come un lavoratore autonomo. A seconda del suo sotto-stato (mandatario, acquirente-rivenditore o intermediario), il documento fornito al cliente cambia natura giuridica, e un errore di qualificazione può comportare un recupero fiscale o una riqualificazione del contratto. Comprendere questa distinzione prima di redigere qualsiasi cosa evita la maggior parte dei problemi riscontrati dai VDI in attività.

Ricevuta o fattura: la distinzione giuridica che il VDI deve padroneggiare

La confusione più comune riguarda la natura del documento. Per un VDI mandatario, il documento fornito al cliente è giuridicamente una ricevuta emessa a nome e per conto della società di vendita diretta, non una fattura commerciale personale. Il VDI mandatario agisce come intermediario: la vendita è conclusa tra la società e il cliente finale.

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Questa ricevuta non deve riportare il numero SIREN o SIRET personale del VDI. Deve menzionare i riferimenti della società che incassa la vendita. Utilizzare i propri dati professionali su questo documento crea un rischio di riqualificazione in attività commerciale indipendente, con le obbligazioni fiscali e sociali che ne derivano.

Il VDI acquirente-rivenditore si trova in una situazione diversa. Acquista i prodotti dalla società partner e poi li rivende ai suoi clienti a nome proprio. Emmette quindi una fattura di vendita classica, con i propri dati. Come dettagliato in una guida completa sul tema di vdi e imposte su Be 2 Biz, questa distinzione condiziona tutta la catena documentale.

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Il VDI intermediario, invece, mette in contatto venditore e acquirente senza mai detenere la merce. Il suo documento di fatturazione riguarda la commissione percepita, non il prezzo del prodotto venduto.

Uomo VDI che crea una fattura online su un computer portatile nella sua cucina

Informazioni obbligatorie su una fattura VDI acquirente-rivenditore

Solo il VDI acquirente-rivenditore emette una fattura in regola al cliente. Questo documento deve contenere informazioni precise per essere giuridicamente valido.

  • L’identità completa del VDI (nome, indirizzo, numero SIREN) e quella del cliente, con la data della vendita e un numero di fattura unico seguendo una sequenza cronologica senza interruzioni
  • La descrizione dettagliata dei prodotti venduti, la quantità, il prezzo unitario al netto delle tasse e l’importo totale
  • La dicitura « IVA non applicabile, art. 293 B del CGI » fintanto che il fatturato rimane sotto le soglie della franchigia IVA, il che riguarda la grande maggioranza dei VDI in attività
  • Le condizioni di pagamento (data di scadenza, metodo di pagamento accettato) e, se del caso, le penali per ritardo applicabili

L’omissione della dicitura relativa all’articolo 293 B del CGI è il tranello più comune. I controlli dematerializzati, rafforzati in vista della fatturazione elettronica, rendono questo errore più facilmente rilevabile rispetto al passato.

Fatturazione elettronica e VDI: cosa cambia concretamente

La riforma della fatturazione elettronica, rinviata più volte, prevede un’entrata in vigore progressiva. Le aziende di grandi dimensioni sono interessate per prime. Per i VDI, considerati come imprenditori individuali, l’obbligo di ricevere fatture elettroniche si applica dal 1° settembre 2026.

La Federazione della Vendita Diretta (FVD) precisa che i VDI associati a una società di vendita diretta saranno, nella maggior parte dei casi, utilizzatori degli strumenti messi a disposizione dalla loro azienda partner. Non dovranno iscriversi autonomamente al portale pubblico di fatturazione né gestire un software dedicato in modo autonomo.

Questa riforma riguarda solo le transazioni tra professionisti (B2B). Le vendite effettuate direttamente ai consumatori privati non sono soggette alla fatturazione elettronica. Per un VDI mandatario la cui attività consiste nel vendere ai privati tramite la società partner, l’impatto diretto rimane limitato. Il VDI acquirente-rivenditore che lavora anche con professionisti dovrà, invece, assicurarsi che le sue fatture transitino attraverso una piattaforma sicura conforme.

Il modello standardizzato imposto dalle società partner

Sempre più case di vendita diretta impongono i propri modelli di ordine o di ricevuta cliente standardizzati. Questi documenti integrano già le informazioni legali richieste, i riferimenti della società e un formato compatibile con le future esigenze della fatturazione elettronica.

Per il VDI mandatario, questo modello semplifica la conformità: basta compilarlo senza modificarlo. Per il VDI acquirente-rivenditore, questi modelli non sostituiscono la propria fattura di vendita, ma servono da riferimento per la fattura d’acquisto ricevuta dalla società.

VDI che consegna una fattura a un cliente in un caffè durante un incontro professionale

Dichiarazione dei redditi VDI e collegamento con la fatturazione

Le commissioni e i margini percepiti dal VDI sono redditi non commerciali (BNC) per il mandatario e l’intermediario, e redditi industriali e commerciali (BIC) per l’acquirente-rivenditore. La coerenza tra le fatture o ricevute emesse e gli importi dichiarati all’amministrazione fiscale è verificabile, tanto più con la dematerializzazione progressiva degli scambi.

Ogni documento di fatturazione serve come prova giustificativa. Conservare tutti i ricevuti, fatture e ordini per la durata legale di conservazione consente di rispondere a un eventuale controllo senza difficoltà. Un disallineamento tra i redditi dichiarati e i documenti di fatturazione costituisce un segnale d’allerta per l’amministrazione.

  • Il VDI mandatario conserva le ricevute emesse a nome della società e gli estratti delle commissioni ricevute
  • Il VDI acquirente-rivenditore conserva le sue fatture d’acquisto (alla società) e le sue fatture di vendita (ai clienti)
  • Il VDI intermediario conserva le fatture di commissione indirizzate alla società partner

La rigorosità nella classificazione di questi documenti determina la fluidità di una dichiarazione dei redditi. Un’archiviazione cronologica per trimestre, anche semplice (cartelle digitali datate), è sufficiente per la maggior parte dei volumi di attività riscontrati nella vendita a domicilio.

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